«Quando Mariano Huber giunse davanti al cancello del suo “Albergo sul mare” non c’erano né cavallette, né scarafaggi piovuti dal cielo.
Dopo i capricci degli oceani e aver circumnavigato i suoi peripli marini, “Capitan Fregata” aveva ascoltato il melodioso canto della Sirena dalla coda azzurra e da costei ammaliato era infine ritornato alla sua ultima Itaca.
Sul mare soffiava una brezza acre, un filo di vento provenire da terra che recava il respiro di Napoli al golfo. Il cielo serale aveva una tinta di pastello acceso e, sotto le nuvole, stormi di gabbiani cantavano come usignoli nell’oro rosso del tramonto».