Manuale dello scrittore
L’alchimia della scrittura: tecnica e talento
Come costruire un romanzo
La revisione, un momento prezioso
Il talento dello scrittore consiste nel riuscire a trasmettere emozioni e sensazioni attraverso le parole. Per questo, nella prima stesura dell’opera è giusto procedere a “briglia sciolta”, dando libero sfogo alla fantasia. La fase della creazione deve essere divertente e deve soddisfare il “piacere di scrivere”. Ma una volta giunti alla fine, placata la propria brama di narrare, lo scrittore dovrà cominciare a “lavorare” sulla sua opera. Che si abbia l’abitudine di scrivere di getto inventando la trama in corso d’opera, o che si rifletta a lungo sull’impostazione di ogni singolo capitolo, la regola è sempre la stessa: la prima stesura non può essere definitiva. Rileggere il romanzo, possibilmente a freddo, dopo averlo lasciato decantare un po’ di tempo: questo è il segreto per ottenere un buon risultato. L’obiettivo è guardare la propria opera con occhio distaccato, in modo da ravvisarne imperfezioni e incongruenze per poi procedere impietosamente se vogliamo arrivare a scrivere un bel romanzo. Una buona opera di revisione deve sempre portare a una concreta riduzione. Tagliamo le ridondanze, le riflessioni filosofiche, le intromissioni, gli incisi, le frasi tra parentesi e le considerazioni troppo personali. Un altro canone da considerare è quello di imparare a fidarsi del lettore. Quest’ultimo va sì condotto per mano e accompagnato nella narrazione, ma non lo dobbiamo imboccare; non è uno stupido. Facciamogli capire le cose, mostriamogli la via, ma non abusiamo della sua pazienza con ridondanze inutili e futili spiegazioni. Partiamo dal presupposto che chi ci legge sa. E quello che non sa, lo intuisce. Questa è la fiducia che gli dobbiamo concedere. In ogni caso una revisione efficace, che vada cioè al di là di un semplice controllo ortografico e grammaticale, può avvenire solo se torniamo all’opera dopo averla fatta decantare. Dunque aspettiamo. Non c’è nessuna fretta e il lavoro di seconda stesura sarà lungo e penoso. Stampiamo l’opera e leggiamola come non fosse la nostra: caliamoci nella parte di un estraneo che ci legge mentre aspetta il treno o prima di andare a dormire e sottolineiamo tutto quello che non ci torna. Poi mettiamo mano al lavoro di revisione, tecnica vera e propria: un’estenuante e noiosa “caccia all’errore”, un puntiglioso controllo sulla coerenza di ogni singolo particolare, un impietoso taglio di tutto quello che è ridondante, inutile, superfluo. La seconda stesura forse sarà lunga la metà della prima, ma potrebbe volerci anche il doppio del tempo per portarla a termine. Ne varrà la pena: solo se perseveriamo potremo portare l’opera a compimento.
Lasciamo passare altro tempo e poi rileggiamola tutta d’un fiato, senza penna, senza matita e privi di ogni tipo di riserva mentale o di preoccupazione. Come un lettore.
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